nerone

Nerone e le Terme dei Campi Flegrei

«Balnea vina venus corrumpunt corpora nostra sed vitam faciunt»

«I bagni, il vino e l’amore ci mandano in malora ma fanno bella la vita!»

Tito Claudio Secondo, ex schiavo dell’imperatore Claudio

Per i Romani, le terme avevano un ruolo fondamentale nella vita sociale. Esse rappresentavano un luogo di ritrovo al quale tutti potevano accedere, persino la plebe. Oltre alle piscine, i fruitori avevano a disposizione biblioteche, aree per passeggiare e palestre. Fino a prova contraria, furono proprio loro a coniare la celebre espressione “mens sana in corpore sano”, ovvero mente sana in corpo sano.

In sostanza, per i Romani gli impianti termali erano uno dei piaceri della vita, un vero e proprio culto. Basti pensare alla celebre iscrizione tombale di Tito Claudio Secondo, ex schiavo dell’imperatore Claudio, divenuta un motto: «Balnea vina venus corrumpunt corpora nostra sed vitam faciunt», ossia «I bagni, il vino e l’amore ci mandano in malora rendono bella la vita!».

L’imperatore Nerone, naturalmente, non era da meno. Egli fece costruire un complesso a Campo Marzio nel 64 d.C. del quale ancora oggi sono visibili le maestose colonne nei pressi del Pantheon. Le celebri Stufe di Nerone nei Campi Flegrei, contrariamente a quanto si possa pensare, non sono attribuibili alla particolare personalità dell’imperatore. Esse, invece, devono il nome ad un infausto evento, vale a dire l’assassinio di sua madre Agrippina proprio in queste zone.

Gli impianti termali erano già noti come Terme Silviane, in onore di Rea Silvia, madre di Romolo e Remo e dea della fecondità. In epoca romana, erano chiamate Terme di Baia. Qui si incontravano le più grandi personalità del tempo: oltre a Nerone, già citato poc’anzi, spiccano nomi come quelli di Giulio Cesare, Cicerone, Seneca, Caligola, Domiziano e Adriano.

Il potere curativo di queste acque e il fascino del paesaggio circostante attirarono, nel 178, il console Gneo Cornelio che vi curò l’artrite. I luoghi suggestivi e l’atmosfera magica ispirarono non pochi scrittori e poeti. Per Orazio, infatti «Nessun golfo del mondo risplende più dell’amena Baia!». Cicerone, invece, la definì “pusilla Roma”, cioè piccola Roma, in quanto divenne un centro culturale, ricreativo e di mondanità.

Del resto, anche Plinio il Vecchio, profondo conoscitore e amante della zona, riconosceva che nessun altro luogo del mondo potesse vantare una grande abbondanza di acque quanto il golfo baiano. Le Stufe di Nerone, inserite nella splendida cornice dei Campi Flegrei, conservano a tutt’oggi il loro prestigio e la loro fama di fonti termali più antiche d’Italia. Un connubio di storia e benessere, rappresentato da un profondo legame con il territorio e con un passato a dir poco glorioso, caratterizzato dalla presenza di una grande civiltà: i Romani.

Ancora oggi, chi sceglie le Stufe di Nerone o Terme di Pozzuoli lo fa in nome dell’armonia tra corpo e mente. Ideali per le cure termali, ma anche per ritrovare il proprio benessere in un contesto genuino e naturale. Le acque termali, che sgorgano a 74°, sono ricche di elementi utilizzati a scopi terapeutici per la cura di patologie quali reumatismi o artrosi. Sono presenti due piscine termali, una interna (40°) ed una esterna (35°), oltre a due stufe termali riscaldate dalle acque termali sottostanti, una sorta di sauna all’interno delle grotte. La temperatura (circa 53°), in questo ambiente già di per sé ricco di sali minerali, crea le condizioni ideali per la cosiddetta antroterapia. La permanenza in un microclima particolarmente umido migliora il ricambio idrico e il sistema vascolare, prevenendo così l’insorgenza di patologie come, ad esempio, l’arteriosclerosi.

Il parco termale è aperto tutto l’anno e rappresenta un importante centro ricreativo e sociale, proprio come avveniva per i Romani. Al suo interno, sono presenti una ventina di sorgenti termali calde e fredde che danno vita a due caratteristici laghetti.  Il verde rigoglioso tipico della vegetazione flegrea fa da contorno a questo contesto rigenerante e rilassante, dove nulla è lasciato al caso.

Al Chiar di Luna dista circa 10 km dalle Stufe di Nerone, percorribili facilmente e comodamente in auto.

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