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Chissà se alla fine sarà prevalsa l'atmosfera da “d-day” o il clima da “day-after”.

Steve Jobs e logo Apple Strano mix quello che caratterizza l'apertura del primo Apple Store dell'Italia meridionale. L'inaugurazione è fissata per il 3 settembre alle ore 10. La sede, in perfetto Apple Style, è quella del Centro Commerciale Campania a Marcianise.

 

Un momento atteso da tempo dal popolo dei Mac-fans, ma che giunge praticamente all'indomani dell'addio (quanto meno dalla leadership) del suo “padre-fondatore”, Steve Jobs, alle prese con la recrudescenza del cancro al pancreas che lo affligge da ormai 6 anni.

 

L'evento di inaugurazione è stato – come sempre – costruito fin nei dettagli dalla Apple, basandosi innanzitutto sulla riservatezza dell'operazione: si sapeva che era stato scelto il centro commerciale di Marcianise per allestire il primo Store a sud di Roma, ma non si sapeva null'altro. E solo un paio di settimane fa, quando dinanzi alle vetrine è stato disposto il telone nero con la mela morsicata della Apple, si è capito che l'apertura era ormai imminente. Il tam-tam degli appassionati del Mac era già partito quando, da oggi, è stato dato il lancio definitivo. E c'è da giurare che per accaparrarsi le mille magliette commemorative dell'evento Apple (che saranno distribuite gratuitamente ai primi clienti) già da venerdì sera ci sarà chi farà la fila davanti alle vetrine, come già avvenuto per tutti gli altri lanci significativi della Apple.

 

Ma perché è esplosa questa autentica mania per i prodotti Macintosh? Perché la passione per le tecnologie sfornate da Cupertino rasenta i limiti di una “religione” laica il cui guru indiscusso rimane Steve Jobs?

Se anche noi di Al Chiar di Luna abbiamo rimodulato il nostro sito internet “tarandolo” sulla visibilità su iPhone e iPad è proprio perché siamo consapevoli del crescente fenomeno di “innamoramento” dei prodotti Apple.

Ma perché accade, appunto?

Forse perché, al di là delle mode, la Apple ha realmente il merito di rappresentare la “storia” degli home computers. La nascita dell'azienda (ben narrata nel film “I pirati di Silicon Valley”) ha rappresentato una svolta nella fruizione delle tecnologie da parte delle grandi masse. E quando, dopo il temporaneo abbandono, Steve Jobs è tornato alla guida della Apple, quelle stesse visioni geniali che avevano contraddistinto l'inizio hanno saputo rilanciare e reinventare il modo di approcciarsi alla musica (con iTunes e iPod), ai computer domestici (con la gamma degli iMac e MacBook), alla telefonia (con l'iPhone) fino al recente nuovo modo di connettersi alla rete internet determinato dalla nascita dell'iPad, capace di rilanciare persino il morente mercato dell'editoria.

Invenzioni geniali. O, piuttosto, capacità di reinventare l'esistente. Aggiungendo alcuni “piccoli” particolari a prodotti che in qualche modo erano già sul mercato: un design assolutamente ineccepibile, quello del Mac, bello da vedere prima ancora che da usare. E poi, capacità di comunicare toccando le corde sensibili della creativitià, sin dal primordiale “Think different” fino all'ironia della mitica campagna di minispot “Get a Mac” dove si faceva pubblicità comparativa con la Microsoft fino a raggiungere i toni dello sberleffo.

Ma, soprattutto, è a Steve Jobs che si deve il grande merito di aver saputo innescare sogni e bisogni ad almeno tre generazioni con uno sguardo perennemente volto al futuro, partendo dal passato. Del resto, la filosofia della Apple è racchiusa proprio in questo concetto, ribadito in maniera sublime nel suo famosissimo discorso ai neolaureati di Stanford nel 2005 con la sua teoria dei puntini da unire. Una lezione di vita che Jobs concludeva con «Stay hungry. Stay foolish.»: siate affamati, siate folli. Parole che ci piacerebbe sussurrare a lui, ora, nella sua più importante battaglia per la vita.

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